21 ottobre 2017
Aggiornato 03:00
Ponte del Diavolo

Il ponte del Diavolo tra storia secolare e leggende misteriose: perché si chiama così?

A due passi da Torino, il celebre ponte fu costruito nel lontano 1378. Tutti lo conoscono, ma non tutti sono al corrente della storia misteriosa e di quel legame con le Marmitte dei Giganti. Di cosa stiamo parlando? Scopritelo con noi

Due immagini del ponte del diavolo (© Lina Marone/Fabio Santini)

LANZO - Un ponte immerso nella natura, sopra la Stura, affascinante e arcano allo stesso tempo. Avete capito di cosa stiamo parlando? Del Ponte del Diavolo, una struttura secolare a due passi da Torino, a Lanzo. Tutti lo conoscono come meta per escursioni, scampagnate fuori dalla città e bagni nel fiume. Il ponte è alto 16 metri, lungo 65 e presenta un arco di pietra al centro, costruito per ospitare una porta che doveva essere chiusa durante le epidemie di peste. Ma c’è un alone di mistero sul Ponte del Diavolo: storie, leggende e detti popolari si intrecciano, dando vita a una curiosa domanda. Perché si chiama così?

La storia del Ponte del Diavolo
Per scoprirlo dobbiamo fare un salto indietro di… diversi secoli. Il Ponte del Diavolo o Ponte del Roch (pietra) infatti, fu costruito nel lontano 1378. Fu Giovanni Porcherio (questo risulta da un rotolo di pergamena custodito nell’Archivio di Stato di Torino) a costruirlo su commissione della Castellania di Lanzo, diretta da Aresmino Provana di Leinì, per un costo complessivo di 1400 fiorini. Una cifra altissima in quel tempo, tanto che per 10 lunghissimi anni, venne imposta una tassa sul vino per rientrare della spesa. La funzione del ponte? Permettere alla popolazione delle valli un passaggio dall’altra sponda dello Stura, in caso di un attacco dei Principi d’Acaja che controllava gli abitanti di Balangero, Mathi e Villanova, e con il Marchese di Monferrato, signore di Corio e di altre zone verso il Canavese. In quel tempo le ostilità tra Amedeo VI di Savoia (il Conte Verde), vicino alla Castellania di Lanzo, e i Principi d’Acaja e i Marchesi del Monferrato, erano all’ordine del giorno.

Le due leggende sul Ponte del Diavolo
E questo in che modo ha a che fare con il nome? Nulla, in realtà. Le origini diaboliche del nome sono dovute a una leggenda popolare che ha due versioni. Pare infatti che durante la costruzione del ponte, quest’ultimo sia caduto per ben due volte. Per questo gli abitanti di Lanzo si sarebbero rivolti al Diavolo per chiedergli di costruirlo. Quest’ultimo accettò, ma chiese in cambio l’anima del primo che lo avrebbe attraversato. Gli abitanti, per aggirare la macabra richiesta, decisero di far passare un cagnolino o una capretta (la versione cambia nei diversi paesi in cui è stata tramandata). L’inganno mandò su tutte le furie il Diavolo, che sbattè le proprie zampe sulle rocce a fianco al ponte, formando le «Marmitte dei Giganti». Di cosa stiamo parlando? Di ventun profonde buche nella terra e nell’acqua dovute all’erosione fluviale nelle località ricoperte in passato da ghiacciai. La loro presenza è stata accertata dal professore dell’Università di Torino Francesco Virgilio, nel 1882. Nella seconda versione invece, le «Marmitte dei Giganti» non sarebbero altro che le pentole utilizzate dal Diavolo in persona per cucinare i pasti ai suoi aiutanti durante la costruzione del ponte.