21 ottobre 2017
Aggiornato 03:00
stalking

Ivrea: «Ci ha minacciato di morte, ora dovete intervenire»

Continuano gli episodi di stalking nei confronti di Irene Miglietta e la sua famiglia messi in atto dal vicino di casa che, nonstante la condanna inflitta di un 1 anno e 3 mesi, non ha mai smesso di scagliarsi nei confronti della famiglia domiciliata a fianco del suo appartamento a Ivrea

Ivrea: «Ci ha minacciato di morte, ora dovete intervenire» (© Foto d'archivio)

IVREA - Continuano nonostante al condanna in primo grado gli episodi di stalking e lesioni personali a danno di Irene Miglietta, 50 anni, e della sua famiglia, messe in atto dal vicino di casa. L’ultimo episodio domenica, nel tardo pomeriggio, quando l’uomo, Rosario Lupo, 43 anni, ha dato nuovamente in escandescenze, battendo le mani contro i muri e urlando nefandezze nei confronti della madre di Irene, anziana e invalida. Secondo le dichiarazioni della stessa donna, l’uomo l’avrebbe addirittura minacciata di morte, per poi ritirarsi ancora nel suo appartamento.

Una condanna di primo grado
Una vicenda che va avanti da anni e che dopo le ripetute denunce da parte di Irene era giunta a una svolta, attraverso la condanna in primo grado dell’uomo a un anno e tre mesi per i reati di stalking e lesioni personali. Come spesso accade, è facile pensare che la sentenza possa essere un punto d’arrivo, un deterrente per mettere la parola fine al terrore. Così non è stato. La famiglia aveva insistito affinché il giudice disponesse un allontanamento dall’alloggio, per evitare ciò che sta, invece, accadendo oggi. L'uomo, infatti, non avrebbe smesso di compiere atti di stalking nei confronti dei suoi vicini, arrivando persino al punto di minacciare più volte la stessa Irene che, ora, teme per l'incolumità sua e della famiglia.

In lite dal 2015
Gli episodi più significativi della vicenda, che vede un astio maturato negli anni a causa probabilmente delle comuni liti di vicinato, si erano verificate nei confronti della madre di Irene, quando l’uomo le aveva inflitto delle ferite guaribili in una decina di giorni, oppure quando aveva ricoperto il pianerottolo d’ingresso dell’abitazione delle donne di escrementi. A questi episodi si aggiungevano ripetuti scontri verbali. Oggi Irene e la sua famiglia chiedono un provvedimento più restrittivo affinché si possa finalmente e davvero mettere la parola fine a questa vicenda.